Ci presentiamo
davvero pieni di curiosità a questo nuovo appuntamento.
Patrizia, come tradisce il nome, è italiana ed è intuibile
che la sua conoscenza della cucina persiana passa attraverso suo
marito Mohsen. Il vero maestro in realtà non è stato
lui ma, come spesso accade, la tradizione è passata di donna
in donna: dalla madre e dalla zia di Mohsen fino alla tavola di
Patrizia, che ormai esperta, è in grado di illustrarci i
piatti che ci presenta, con il prezioso supporto di Mohsen, s'intende!
Le decorazioni usate per il tavolo si rivelano subito essere oltre
che belle anche "mangerecce", si tratta infatti di una
sorta di lecca-lecca (definifizione popolar-infantile di una piccola
opera d'arte) di cristalli di zucchero, aromatizzato allo zafferano,
che ci servirà più tardi per il tè. L'apertura
non poteva essere più in linea con quello che abbiamo visto
ed assaggiato nel corso della serata: abbiamo scoperto infatti che
nella cucina iraniana la bellezza del piatto è pari solo
alla sua bontà.
Per aprire, mast mussir, una particolarissima salsa ottenuta utilizzando
un tubero che dalle nostre parti non si trova, definito il "tartufo
dei poveri", e che si sposa incredibilmente bene con...le patatine!
Ottimi i pistacchi al limone, che sono davvero un pezzo forte della
tradizione persiana.
Scaldati dall'equilibratissimo vodka lime di Mohsen, aperitivo che
ci dice essere diffuso nella sua terra, ci sediamo a tavola e ci
gustiamo il mirzagassemi nan lavasc, crema di melanzane abbrustolite
con aglio, pomodoro, peperoncino e spezie, dove il sapore forte
dell'abbrustolito ti fa innamorare di boccone in boccone. Per rinfrescarci,
una bella insalata di pomodoro, cetriolo, menta e limone. Si inizia
a capire che i sapori dell'amaro e dell'agro hanno una parte importante
in questa cucina e la conferma arriva con la zuppa di orzo, la soup
gio, un gradito fuori programma. Si tratta di una zuppa di orzo,
con verdure varie, guarnita con pezzetini di aglio e menta fritti:
fondamentali per dare a questo piatto un retrogusto fresco-amaro
che davvero non assomiglia a nessuno dei sapori a cui siamo abituati,
ma che riceve entusiastici complimenti. Arriva il piatto forte della
serata, lo zeresck polo. Patrizia ci ha portati in cucina per mostrarci
la pentola che utilizza per la cottura del riso basmati, pentola
che permette la formazione della fondamentale crosta. Ma niente
di quanto avevamo immaginato assomiglia al piatto che Patrizia porta
in tavola e che fa scattare un applauso a scena aperta. Una gran
torta di riso, guarnita con delle bacche rosse, incorniciato da
uno speciale pollo allo zafferano che mangiamo con forchetta e cucchiao,
sbirciando le mani di Patriza e Mohsen, per carpire la grazia del
movimento dovuta sicuramente anche, ma non solo, all'abitudine e
alla pratica. Perfetto accompagnamento, il mastochiar, la salsa
di yogurt, cetrioli e menta, che ricorda un po' lo tzaziki greco,
ma, anche in questo caso, è caratterizzato da una nota più
amara e più agra.
Chiudiamo, come sempre, in dolcezza con una ricetta di Patrizia,
le scorzette di arancia immerse nel cioccolato, ed una ricetta tipica
proprio della famiglia di Mohsen, il leggerissimo nun pangerei,
una pastella che richiede tanta tanta pazienza per essere fritta,
con l'apposito strumento, a forma di stella e che Mohsen ricorda
come una tipica merenda della sua infanzia.
Come ha efficacemente sintetizzato Graziella, la socia che sta girando
tutte le nostre tavole in Italia, è stato un fantastico e
piacevolissimo viaggio!
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