SARDEGNA

Per il secondo incontro di Staseranonesco siamo andati a cercare il profumo ed i sapori della Sardegna
a casa della signora Gonaria, 
che già da un paio di giorni aveva iniziato a preparare l’occorrente per farci passare una bella serata riuniti intorno alla sua tavola. Tutto, infatti, è stato preparato nel rispetto della tradizione, salvo poche concessioni a qualche comoda innovazione come l’impastatrice: nel passato, si sa, il tempo aveva una dimensione diversa dall’attuale e l’arte di mettere a tavola la famiglia era di per sé un lavoro al quale si dedicava il tempo necessario.  

Brindiamo all’arrivo degli ospiti con un ottimo spumante sardo di torbato che ci prepara alla degustazione degli antipasti. Si apre con il pane guttiau , una sorta di bruschetta isolana fatta con il pane carasau salato, cosparso di olio e passato in forno per ottenere un sapore stimolante e croccante. La salsiccia sarda, ottima, ci porta ai piatti forti delle entrées: le quaglie al mirto, marinate per due giorni, e su trattaliu, coratella di agnello.
 

Onore alla cuoca che ci ha preparato queste rare prelibatezze…ma anche a Sabino, che ha mostrato di gradire davvero molto le quaglie riuscendo a catturarle ben cinque volte!  

Dopo una pausa, durante la quale Gonaria ci racconta i dettagli della preparazione delle quaglie, arrivano i Maccarrones Furriaos (gnocchetti da lei stessa preparati), conditi con tre tipi di formaggi diversi, e la zuppa di finocchietti selvatici, eccellente equilibrio di sapori. Chiedetelo a Sandro!  
Siamo tutti  molto curiosi di vedere il seguito, viene quindi presentato in tavola un bel vassoio in cui il pane carasau è stato usato a mò di cesto naturale per accogliere il colore e l’intensità dell’agnello allo zafferano: tutto quello che vi potete immaginare e anche qualcosa di più, nonostante lo zafferano non sia coltivato nel giardino di casa, come ancora avviene in alcune parti della Sardegna!
Molto apprezzati e rinfrescanti i carciofi cotti con finocchietto selvatico in accompagnamento.
Ancora un assaggio di costoline  e cervellino di agnello…e inizia il “periodo dolce”.
 
Le famose seadas, fatte in casa sia nella versione con scorza di limone che con pepe e cosparse del tipico miele amaro di corbezzolo, sono tanto buone che Sabino, ancora lui, non si accorge di aver mangiato quella che avevo appena portato dalla cucina per me!!!
I dolci sembrano davvero dei fiori primaverili sulla tavola imbandita.
Il croccante fatto di  fettine sottili di bucce di arancia e scaglie di mandorle, viene servito su un piatto di foglie di limone: la
confettura d’aranzu.
Punteggiano la tavola tante margherite ripiene di un impasto di ricotta, uova, zucchero e zafferano, le casadinas (che ho contribuito a farcire e chiudere a cestino), e un piatto fiorito con fette di pompìa, un agrume tipico solo della zona di Siniscola con un retrogusto amaro, fatto cuocere per almeno 3 ore nel miele, dalle straordinarie proprietà rinfrescanti e digestive.

Ottimo per chiudere la cena assieme al Nasco tardivo, al mirto, fil’e ferru e… caffè, l’unico non sardo di tutta la serata.

Vuoi venire anche tu? Scrivici quando e con chi e ti contatteremo per organizzarci!


scrivici!

Le quaglie al mirto

I DOLCI  

la presentazione delle seadas

la glassatura dei dolci

 

I dolci glassati

La confettura d'aranzu

 

Le casadinas

la pompìa