Il Cibreo

Forse non era quella della Scala, ma quel mercoledì sera da Nara l'atmosfera della prima io la sentivo tutta. Leonardo Romanelli mi aveva detto che la cena era completa. Nove persone si erano prenotate per assaporare le sorprese (il menu non era stato diffuso...) che sua madre aveva preparato cucinando tutto il giorno.

Puntualissimi, alle otto e mezza tutti sono seduti attorno alla tavola rotonda nel salotto, apparecchiata con la tovaglia ricamata. Curiosi e forse anche un po' imbarazzati, probabilmente si domandano sottovoce chi sono i commensali con cui si trovano a condividere la prima cena di Staseranonesco.
Ma le presentazioni sono presto fatte, e mentre il pollo in galantina e i crostini vengono serviti, Leonardo stappa la Magnum di Ferrari (unica concessione non toscana alle bevande) per brindare all'evento! La salsa verde resta in tavola, ma a fine serata sarà solo un ricordo felice.

Il ghiaccio è rotto. Signora Nara, a cui nonostante le suppliche non riuscirò a dare del tu, illustra in maniera quasi sempre (volutamente?) incompleta i piatti che arrivano in tavola. Il risotto col lampredotto "mi raccomando... compralo dal trippaio!" dà il cambio ai vassoi vuoti degli antipasti per essere spolverato senza tanti complimenti! Un attimo di pausa, passiamo dal Nobile al Chianti, ed ecco che arriva, debitamente rifinito con il passaggio di uova e limone, il mitico Cibreo, il re della serata. 

Ne avevamo sentito parlare, è vero, ma per tutti assaggiarlo è un'esperienza che credo ricorderemo a lungo. In cucina Nara mi confessa che senza l'aiuto di un certo ristoratore, che a quel piatto deve molta della sua fama, forse non ce l'avrebbe fatta a procurarsi le rigaglie, le creste e i bargigli necessari a comporre un piatto ormai introvabile
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Ma ancora l'entusiasmo non è scemato che arriva in tavola il coniglio (disossato) al tegame, con olive greche. In accompagnamento (!) fenomenali carciofi ritti (la effe non c'è davvero!).

Nell'angolo di cucina che ho l'onore di dividere con lei, Nara mi racconta di quando un cliente, presentatosi fuori tempo massimo al suo negozio chiedendo un coniglio disossato, era stato servito in soli tre minuti. Leonardo conferma.

Dopo che ancora una volta i vassoi tornano vuoti (Nara a questo punto non nasconde un certo entusiasmo), il sospetto che la zuppa inglese possa cogliere impreparati i nove ci sfiora soltanto.

Ovazione per questo dolce che di inglese scopriamo avere ben poco e per le frittelle che in tempi di Carnevale non possono certo mancare. Caffé e grappa ci accompagnano sino a quasi mezzanotte.

 

Nara è la regina, felice di averci regalato questa esperienza.
Qualcuno promette cene bolognesi preparate da indomite nonne e madri pronte a entrare nel progetto.

Certo siamo partiti alla grande!

 

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