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| CRONACA DI UN MATRIMONIO Il cartoncino giallo del menu e' qui, davanti a me. Lo apro, come ho fatto domenica scorsa alla bella tavola di Nuccio. Sulla sinistra una semplice frase: "La Sicilia sposa Bologna". A destra l'elenco delle pietanze servite. Incompleto, perchè mancano una delicatissima caponata di melanzane, la torta di verdura e l'eccellente frittata con asparagi selvatici. Di matrimonio si può a buon diritto parlare e, date le circostanze, aggiungerei che e' stato pure abbondantemente consumato! Grazie alla naturale disponibilità di due importanti gastronomie, quella felsinea e quella siciliana, il breve fidanzamento s'e' concluso nel migliore dei modi: sentori diversissimi, anche colori del tutto differenti provenienti da culture che affondano le radici in un passato che non può avere molto in comune. Tuttavia, forse proprio nell'estrema diversità e nell' assioma che gli estremi sempre s'attraggono, e grazie alla passione del padrone di casa e alle sue capacità culinarie, stanno le ragioni della trionfale fusione di sapori di questo riuscito menu. Ecco allora mortadella e parmigiano subentrare ad artistici panini con semi di sesamo e andare a braccetto con uno splendido pane ancora caldo di forno che lo chef Nuccio condisce con abbondante olio extra vergine e origano della sua Terra. Seguono i tortellini, che fanno l'occhiolino (o meglio lo fa il brodo di cappone!) ai ravioli alla norma. Qui vorrei soffermarmi un attimo perché i sapori sono molti e tutti di gran stimolo: fine il ripieno, esaltato e non sormontato dal gusto estivo del pomidoro, consistente il sapore della ricotta di pecora, fresco e stuzzicante l'aroma del basilico. Da apprezzare in silenzio, da meditare. E infatti si registra un sensibile calo della conversazione. Arriva poi in tavola un suntuoso lombo di maiale che il vapore, il succo d'arancia e l'accorta cottura hanno conservato morbido e polposo, attorniato dal solare disco della frittatona con asparagi, inseguito dalla caponata e dalla torta alle verdure. Una pausa di riflessione é d'uopo, ritmata e sorretta da vini ben scelti, tra cui, spumeggiante con garbo, un lambrusco, e un ottimo rosso siciliano di gran corpo. Quando si presenta il cabaret dei cannoli, gonfi di una delicata farcia, pare che l' intera tavolata trattenga il fiato. E' uno spettacolo anche per lo sguardo, armonico il contrasto tra il bruno scabro della cialda ritorta e la bianca cremositaà della mousse alla ricotta. Degna compagna a tanta dolcezza, un'ambrata bottiglia di passito di Pantelleria, che qualcuno puccia con gli ottimi cantucci ai pistacchi, anch'essi opera del nostro ospite. Terminata la sfilata dei "personaggi" artefici di cotanto sposalizio, una parola (perdonate se saran più d' una!) sulla cornice che ha visto compiersi cotanta cerimonia. Caldi i colori della sala da pranzo, così come l'accoglienza, attrezzata e accogliente la bella cucina: ogni particolare, dalle foto incorniciate ai sacri testi gastronomici, agli utensili, tutto racconta la passione di Nuccio. Il piano di una bassa credenza accoglie, in attesa del "supremo sacrifizio", l'esposizione variopinta dei ravioli, pingui come maialini, e dei tortellini, assai più snelli, altrimenti che ombelichi sarebbero C'e' allegria fin da subito, mentre il gruppo si forma. Ad accogliere me e mia sorella è Marina, poi conosciamo Luigi, il suo compagno, sempre impegnato a immortalare con la fotocamera digitale ogni fase della "cerimonia", quindi Nuccio, sorridente e amichevole. Non può sfuggire la tensione che lo anima, diviso com'e' tra il ruolo di intrattenitore e quello di cuoco alle prese con la frittura di sottili dischi di melanzana: un momento di disattenzione e potrebbero prendere il gusto di bruciato. Lo seguo nei movimenti sicuri che rivelano una lunga pratica. In lui, nel suo sguardo, ritrovo la controllata apprensione di me studente universitario in attesa d' esame. Del resto anch'io, subito prima di un pranzo per amici sono inquieto, a maggior ragione ospitando degli sconosciuti, quindi come non capirlo? Arriva un altro ospite, Massimo, mentre gli ultimi due ritardano, causa un equivoco sull'ora dell' appuntamento. Passano i buonissimi (e bei!) panini, nati da semola di grano duro, pasta madre e semi di cumino, la gran pagnotta con olio e origano, gli antipasti bolognesi poi, ecco, gli ultimi ospiti: Cristina e Tony, bolognese e rossa di capelli, lei, olandese e altissimo, ma bolognese d'adozione, lui, da quasi vent'anni. La tavola e' al gran completo, gli argomenti si rincorrono da un capo all' altro, si sovrappongono e s'intrecciano, in una briosa miscela che esprime il piacere di stare insieme e, considerato che un'ora prima ancora eravamo tutti, l'un per l'altro, perfetti sconosciuti, direi che possiamo essere tutti soddisfatti. In primis il cuoco e ospite, Nuccio, poi Marina e Luigi, artefici di questa singolare iniziativa che ha come scopo primo quello di restituire linfa e vigore alla ricca tradizione gastronomica del nostro Paese, riscoprendola attorno a tavole sempre diverse, creando nuove opportunità di conoscenza e amicizia. Un cerchio che si chiude, un profumato nastro di pasta-sfoglia ad unire l'ortodossia del costume culinario all'attualità dinamica di internet.
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