| Accolti subito in una atmosfera familiare
con Clara e Bruno abbiamo potuto intraprendere uno splendido viaggio
tra i sapori del mare ed i costumi di una Genova che abbiamo scoperto
calda ed accogliente. Le ottime preparazioni, frutto della collaudatissima
collaborazione culinaria della coppia che ci ha ospitati, insieme
alla piacevole sorpresa di trovarsi intorno ad un tavolo con persone
che pur sconosciute in qualche modo hanno scoperto di condividere
gusti culinari ma anche interessi diversi, hanno dato vita ad una
serata veramente indimenticabile. "U Cappun Magro"
ci spiega Bruno "richiede una lunga preparazione ed una scelta
paziente ed attentissima degli ingredienti ed affonda le sue radici
nell'antica necessità, comune a molte altre ricette italiane, di realizzare
piatti gustosi con gli ingredienti che la stagione e le tasche consentivano
di reperire". Per noi un'esaltante scoperta: su una morbida base
di gallette (il pane duro che i marinai si portavano sulle navi per
poterlo conservare a lungo) si alternano strati di verdure bollite
come patate, scorzonera, carote e barbabietole rosse, per terminare
con uno strato di pesce (in questo caso ricciola), il tutto separato
da strati di una delicatissima salsa verde che, oltre a sposarsi meravigliosamente
con gli altri sapori, ha conferito un tocco cromatico alla già variopinta
preparazione. Il tutto lo abbiamo gustato, grazie all'abilità di Clara,
formato in un perfetto parallelepipedo dal quale sono state ricavate
fette multicolori ed accompagnato da gamberoni bolliti e mosciame
di tonno. "Chi forma il parallelepipedo aiutandosi con la gelatina
è un dilettante e appiattisce i sapori", ci redarguisce Clara…
e noi no ce siamo sentita di darle torto! Il nostro viaggio tra i
sapori prosegue con un impeccabile piatto di tortelli ripieni di
baccalà bollito e mantecato con olio ed aglio, racchiuso in una
delicatissima pasta sfoglia genovese, tirata a mano da Bruno usando
soltanto acqua, olio sale e farina. Per salsa di accompagnamento hanno
scelto un altro ingrediente tradizionale di Genova, la farina
di ceci, con la quale hanno realizzato la squisita polentina
al rosmarino e pomodoro di Pachino. Ancora con occhi e palato densi
dell'armonia dei piatti precedenti siamo passati alla cosiddetta pietanza,
che in questo caso era costituita da dei moscardini di una
morbidezza tale da sciogliersi letteralmente in bocca ed il cui sapore
di mare era così denso da domandarsi quale fosse l'alchimia nascosta
in tale preparazione Ci soccorre Clara e con la semplicità che la
contraddistingue racconta: "Io li faccio rosolare in olio fino
a farli vergognare (diventare rossi!), li bagno con dell'ottimo vino
bianco, in questo caso Pigato Ligure, e li faccio cuocere coperti
a fuoco lentissimo per un'ora... purché in una pentola di coccio".
L'accompagnamento dei moscardini al gusto morbido del flan di finocchi,
olive taggiasche, uva passa e Pigato, è frutto della preziosa fantasia
di Clara e tutti lo hanno decisamente apprezzato. A coronare la splendida
cena due dolci piaceri per occhi e palato: accanto ad una torta
di mandorle fragrante e dall' intenso profumo, adagiata su un
semplice ma impeccabile coulis di fragole, faceva la sua figura
una bianca virgola contenente la sempre gradita crema catalana.
Il tutto decorato con alchechengi glassato e giochi di cioccolato
tanto cari ai tre nipotini di Clara. I vini non potevano che essere
liguri. Chi è arrivato fin qui nella lettura vorrà sapere qualcosa
degli ospiti, e dire che tanto ci sarebbe da scrivere su persone come
Bruno che, autodefinendosi un pensionato con poco tempo libero ci
racconta di una Genova antica, del Lazzaretto dove venivano fermati
i viaggiatori sospetti di portare malattie infestanti, della Porta
Siberia e del suo antico nome Cibaria perché vi arrivavano le derrate
alimentari), delle abitudini dei signori di Genova di un tempo e della
sua passione per l'arte e la cultura, che lo ha portato ad occuparsi
quasi a tempo pieno di un'associazione culturale locale che organizza
mostre, eventi e convegni di studio su svariati temi. Poi ci sarebbe
anche Salvatore, un professore di lettere ginnasiali che conduce,
anche lui nel tempo libero (ma quanto ne hanno questi Genovesi!),
un corso di studi letterari nel carcere Marassi di Genova, il quale
ci racconta di una letteratura fatta di uomini come noi, dell'Italia
ai tempi di Don Sturzo, delle fortune del Libro Cuore che ebbe successo
perché fece piangere tre ed in un tempo vissuto intensamente siamo
arrivati alle ore piccole e siamo stati costretti a distogliere Marina,
nostra figlia di cinque anni, dai suoi giochi con Bruno e Clara, per
ricondurla in albergo. Niente trucchi e niente inganni … tutto questo
è già Staseranonesco… quello che diventerà lo scopriremo insieme.
Grazie a tutti! Elisabetta e Massimo |