| Arrivando
trafelata (mi ero persa in una zona di Roma che conosco poco) Elisia
e tutti mi accolgono con grande gentilezza, mentre mi guardo intorno
per capire dove sono cascata. Poi Elisia mi chiede: "E tu,
come hai saputo di Staseranonesco?", e io" ho letto un
articolo sull'Unità con intervista a Luigi Pittalis". Ahi!
un paio di sorrisi, mi pare, si gelano...non me ne rendo subito
conto, ma qualcuno deve aver pensato, oddìo, è arrivata un'agitprop!
Ovviamente non sanno che ho il vizio di leggere un paio di quotidiani
al giorno turnandoli spesso...La casa è accogliente e Francesca
ci riceve con garbo e semplicità. Ha cucinato fin dalla mattina,
a cominciare da un cesto di pane fatto in casa da lei con dentro
una festa di verdure, dal rosso dei pomodorini al verde dei sedani.
Le ho portato un micro-dono: mi pare che aprendoci la sua casa ci
aiuti a tuffarci per un attimo nell' economia del dono, del gesto
non utilitario, e così mi è venuto naturale arrivare con una piccolissima
cosa simbolica per lei... Si comincia la cena,con Francesca che
fa scivolare man a mano in tavola i suoi piatti, curati e molto
belli, grande exploit del sartù drato con polpettine di fave, trionfale
e buonissimo. Intanto ci guardiamo discretamente tra noi, mi sa
che ci chiediamo chi siamo tutti noi, che ci siamo messi in questa
esperienza insolita. Elisia ci aiuta con molto tatto a conoscerci
un po': una tavolata di persone diverse per età, attività, fase
di vita, collocazione nella città: chi viene da vicino, chi magari
da un paese fuori Roma, chi dall'altro capo della città. Poco a
poco, con prudenza e curiosità la conversazione comincia inframezzando
la degustazione dei piatti. Comincia a venir fuori la nostra fisionomia
di abitanti di una grande città: tutti un po' meticci, una madre
siciliana, o umbra, o abruzzese, un padre mezzo calabrese mezzo
genovese, o lombardo...e il nostro rapporto con la tradizione culinaria
, tra fedeltà, casi della vita e tradimenti delle origini...L'età
varia piacevolmente dai 25 ai 65 anni, e tra i mestieri c'è un'ampia
gamma delle professioni del ceto medio romano, con un affascinante
mix tra lavoro pubblico e privato, posizioni garantite e precarie,
pensionamenti, inizi di carriera, professioni, imprenditività e
incertezze legate a ristrutturazioni in corso...Dopo i dolci (tra
cui la frutta in fonduta di cioccolato mantenuto fuso con candelina)
si continua in salotto, dove finiamo a parlare del nostro rapporto
con la città. Si chiacchiera fino a mezzanotte e mezzo. Un risvolto
inaspettato, per me, è stato questo trovarsi tra persone diverse.
Mi pare che l'iniziativa, nata per tenere viva la tradizione culinaria,
abbia anche questo aspetto: incrinare per un momento le barriere
che ingessano sempre più spesso le nostre vite. Mica male. Che ne
dite voi? Operazione non facile in una città grande e ormai abbastanza
anonima. Anche la cucina ne risente, mi pare che un po' tutti mancavamo
di una stabile tradizione culinaria.Forse è utile, come mi pare
state cercando di fare, creare un po' una community, forse a Roma
più che altrove. In questo senso avete fatto bene a chiederci messaggi.
A Roma è facile che le cose nascano e muoiano, cadendo nel vuoto.
Un grazie a Francesca per aver generosamente rotto il ghiaccio accogliendoci
nel caos della città.
Serena
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Visto che abbiamo solo una
foto, diamo spazio al bellissimo sartù di riso con polpettine
di fave |
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