il caso di staseranonesco.it
Una sera a cena con amici, assaporando i segreti
della cucina tradizionale.
Unici requisiti richiesti, la voglia di dividere la tavola con chi
ha la stessa passione per il patrimonio gastronomico e l’iscrizione
a www.staseranonesco.it:
è il sito dell’associazione nata dall’idea di un gruppo di amici
che hanno così trovato un modo per salvare dall’oblio la cultura
della cucina che riposa nei fornelli domestici e nei quaderni di
ricette delle nonne.
Lo scopo è di valorizzare il lavoro delle persone che preparano
manicaretti tra le mura di casa, inserendole in un’attività che
renda omaggio alla loro opera di salvaguardia culturale.
Il mezzo indispensabile è internet, per la sua capacità di raggiungere
velocemente i suoi utenti e collegare tra loro individui lontani
eppure accomunati da alcuni interessi. Insomma, lo strumento moderno
e all’avanguardia per eccellenza al servizio della tradizione e
dell’arte antica della buona tavola.
«Solo grazie a Internet – spiega Luigi Pittalis, socio fondatore
di Staseranonesco – il nostro progetto ha potuto nascere e svilupparsi,
perché i costi per la comunicazione sarebbero stati altrimenti eccessivi.
Abbiamo comprato uno spazio web e svolgiamo tutta la nostra attività
semplicemente con un computer da casa. Basta inviare un messaggio
ai nominativi della mailing list per raggiungere in un attimo ben
500 contatti».
Grazie al sito si organizzano cene casalinghe, rigorosamente con
piatti delle diverse tradizioni locali, a rotazione presso gli associati.
Ci si iscrive registrandosi e indicando se si vuole essere solo
ospiti o se si intende anche essere ospitanti (e quindi cuochi)
per uno degli incontri. Menù particolareggiati e date delle cene,
nonché ovviamente indirizzo del ritrovo, vengono forniti con largo
anticipo così si ha modo e tempo per prenotare il proprio posto
a tavola.
A seconda della disponibilità di spazio di chi riceve, la tavola
è imbandita per un minimo di 5-6 persone fino a un massimo di 10
(«Non di più perché si perderebbe la possibilità di parlare tutti
insieme e conoscersi»).
Poi sul sito si troverà anche un resoconto, con commenti ed eventuali
foto, del convivio. L’associazione non ha scopo di lucro e le quote
versate da chi partecipa ai banchetti sono esclusivamente per coprire
la spesa fatta dagli "chef" di turno. «Il nostro approccio
al cibo – sottolinea Pittalis, che peraltro è responsabile dei presidi
Slow Food della Toscana – è simile alle osterie di altri tempi.
E questo spiega il successo dell’iniziativa soprattutto nelle grandi
città, dove la gente cerca di fuggire dall’omologazione».
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