Andare al ristorante? Roba passata.
L'ultima moda per gli appassionati di cucina è starsene a casa e cucinare per amici e non. Lo dimostra il sito www.staseranonesco.net che sta riscuotendo un successo enorme.
Nato a Firenze dalla fervida mente di Luigi Pittalis e da un gruppo di buongustai fiorentini, sta conquistando un po' tutto le città d'Italia. Milano compresa.
Di cosa si tratta di preciso? Serate a casa di amici con uno scopo ben preciso: "La voglia", dice l'ideatore, "di scoprire nuovi modi di comunicare. Tutto nasce dal desiderio di conoscere e far conoscere una parte poco nota del nostro patrimonio culturale". Insomma cene casalinghe, ma molto ricercate per recuperare le tradizioni e i sapori d'altri tempi. "Mi è venuta l'idea - spiega Pittalis - osservando l'entusiasmo che c'era intorno alla tavola di mia madre quando venivano i miei amici: ricette semplici, ma gustose .custodi di una tradizione". Ecco quindi che il sito dell'associazione "Staseranonesco" (legata a Slow food), lancia il sasso e le adesioni di cuochi provetti o improvvisati si moltiplicano. In fondo l'iniziativa è molto più abbordabile di tanti mediocri ristoranti cittadini. "Si pagano 35 euro la prima volta - spiegano gli organizzatori - 5 per l'iscrizione e 30 per la cena. Poi le altre volte solo 3O euro. Tutto avviene tramite il sito. Uno ci propone un menù, valutiamo se vale la pena. Diamo l'appuntamento e chi vuole aderisce". Per gustare prelibatezze d'altri tempi. Come dimostrano i due appuntamenti meneghini. A Milano, infatti, spicca l'estro "nuragico" del signor Giovanni Fancello, cinquantenne, funzionario statale, ma anche cuoco provetto, storico della cucina, "archeologo della ricetta sarda, di questi e di altri tempi. Condisce i suoi piatti con racconti e citazioni letterarie". "Mi hanno parlato dell'iniziativa - spiega Giovanni -quelli dell'associazione Slow food -, ho pensato subito che fosse una trovata straordinaria per mettere a disposizione di altri le mie capacità culinarie". Così, nella sua casa milanese ha ospitato 12 persone il 10 gennaio scorso. Alla tavola commensali di ogni tipo: dal sindacalista alla professoressa di diritto e anche alcuni giornalisti. Giovanni le ha accolte con un menù sardo di prima scelta: frittelle di erbe selvatiche, accompagnate da un Torbato spumante brut. Il signor Giovanni non ha lasciato niente al caso, anche perché dietro la scorza dell'impiegato statale si nasconde una estro culinario d'altri tempi. Così anche il pane è "particolare": al finocchio selvatico e pecorino acidulo. Sentite già un languorino? Non vi preoccupate se vi siete persi questo gustoso appuntamento. Il 6 marzo la cena nuragica verrà bissata. Poi bisognerà pazientare fino a primavera. "Penso di riprendere questi appuntamenti verso fine aprile - spiega Giovanni - ho già in mente un menù medioevale sardo". Perché per il signor Giovanni cibo e storia vanno a braccetto. Non è dunque un caso che questo estimatore di Apicio, indiscusso maestro dell'arte culinaria della Roma Imperiale, sta per pubblicare un libro di ricette 'Sabores de mejlogu": piatti sardi ricollocati nelle varie evoluzioni storielle. Piatto forte della prossima cena? "Pulenta a s'antiga cun birdura areste" ovvero polenta di legumi con erbe selvatiche. "Perché la vera polenta - spiega Giovanni - era fatta di legumi. Come insegna Plinio il vecchio". Non resta che aspettare il prossimo appuntamento. Sicuri di fare un pieno di cibo, di storia e di salute. "Io uso solo alimenti di grande qualità - conclude il nostro chef isolano, meneghino d'adozione - niente attrezzi o microonde>> Per la goduria del palato.


Michela Mazzolo - Libero, Cronaca di Milano-6 marzo 2004

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