Indovina chi viene a cena?
Otto sconosciuti che, attraverso Internet, si sono prenotati alla
vostra tavola.
Succede con "Staseranonesco", l'associazione fiorentina
nonprofit legata a Slow food che, in poco tempo, ha raddoppiato
il numero dei soci ed esportato la sua filosofia anche in altre
regioni d'Italia.
Il presidente, Luigi Pittalis, consulente aziendale, l'ha creata
con due scopi: recuperare la gioia di cucinare per gli altri e riscoprire
i piatti della memoria, come il "cibreo" (a base di creste
e bargigli di pollo), i "roventini" (focaccine di sangue
di maiale addensato con formaggio, strutto e zucchero) il "cotechino
in galera" o la "fregola" sarda, una specie di pasta
di semola di grano duro, acqua e zafferano. "Molte preparazioni",
attacca Pittalis, "rischiano di scomparire. Molteplici le cause,
in primis il cambiamento delle abitudini e la frenesia dei ritmi
quotidiani che mal si accordano con l'impegno e i lunghi tempi di
cottura che alcune ricette richiedono.
A ciò bisogna aggiungere la difficoltà a reperire quegli ingredienti
che, per la scarsa domanda o per il cambiamento dei canali distributivi,
non riescono più a ritagliarsi uno spazio sul mercato; e infine
le recenti vicende sanitarie". Dunque, come recita lo statuto,
l'associazione vuol "salvaguardare il patrimonio di cultura
dell'alimentazione tradizionale costituito dalle abitudini quotidiane
delle persone che cucinano a scopo non professionale".
Ma in che modo? "Durante le nostre cene", spiega Pittalis,
"gli ospiti non solo riscoprono le ricette di una volta, recuperano
ingredienti perduti o quasi, discutono sulle origini o sulla storia
delle preparazioni ma, non di rado, contribuiscono anche a ricostruire
la filiera produttiva di questo o quell'alimento". Nei menu
ci sono infatti piatti che obbligano all'uso di varietà di ortaggi
ormai rarissimi, altri che richiedono carni provenienti da bestie
allevate in determinate condizioni, altri ancora che esigono l'uso
di oli sopraffini o di intingoli particolarissimi. Insomma una dimensione
gastronomica e culturale lontana anni luce da una certa ristorazione
"fast", caotica e approssimativa, in favore di situazioni
più intime e raccolte, quasi a voler ricreare quell'atmosfera di
calore e condivisione che solo una tavola riccamente imbandita sa
trasmettere. "In realtà", conclude Pittalis, la nostra
proposta è complementare alla ristorazione: non c'è antagonismo,
né polemica, solo l'intenzione di recuperare quei particolari allestimenti
gastronomici che vengono esaltati dai fornelli domestici".
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