Metti una sera a cena, ma non in pizzeria,
e nemmeno al ristorante, ma in casa. Da amici? No, in compagnia
di perfetti sconosciuti che sicuramente diventeranno, dopo il pasto,
grandi compagni di avventura gastronomica.
L’idea di mettere a tavola persone estranee tra loro, che si trovano
a pranzare in casa d’altri è venuta a Luigi Pittalis, membro del
consiglio direttivo di Slow Food Firenze, che ha creato l’associazione
“Staseranonesco”.
Lo scopo che si propone con la sua costituzione, come leggiamo dal
suo statuto, è quello di "Salvaguardare il patrimonio di cultura
dell'alimentazione tradizionale costituito delle abitudini quotidiane
delle persone che cucinano a scopo non professionale".
Attraverso la realizzazione di eventi gastronomici organizzati dai
soci presso le loro abitazioni, si tiene vivo il ricordo delle preparazioni
appartenenti a tradizioni che oggi, anche a causa della crescente
omologazione della ristorazione moderna, rischiano di scomparire
dalla nostra cultura. Ritrovare così il tempo di cucinare per gli
altri diventa essenziale per fare del cibo un momento di legame
affettivo tra le persone.
Il meccanismo di funzionamento è semplice: dopo avere consultato
sul sito www.staseranonesco.it il calendario degli eventi, è sufficiente
mandare una e-mail o telefonare per verificare la disponibilità
di posti (normalmente si tratta di cene con non più di 8/10 persone
a tavola, cuoco compreso).
E' anche possibile contattare l'associazione per eventi "su
misura", quando cioè si ha voglia di proporre qualche cena
intrigante, con piatti sconosciuti. Anche perché verranno forniti
gli aiuti necessari e i consigli adatti su come fare la spesa: non
sempre chi ha voglia di cucinare sa anche gestire tavolate più grandi
del normale e Luigi è pronto ad aiutare tutti.
Sempre sul sito sono reperibili le informazioni per quanti decidessero
di cimentarsi attivamente in questa esperienza che sinora ha consentito
di gustare alcune specialità regionali, italiane ma non solo, spesso
difficili da trovare anche nelle zone di provenienza. Grazie alla
collaborazione con la condotta fiorentina di Slow Food, che ha permesso
di veicolare la notizia tra i soci, sono otto le cene organizzate
sino ad oggi dalla sua costituzione, avvenuta nel marzo di quest’anno.
Tra i piatti riscoperti citiamo il toscano cibreo, con cui il progetto
è stato inaugurato a casa di Nara Nesi, ma anche le seadas al pepe
nero e limone dalla Sardegna, il cotechino in galera di Bologna
e, nell'escursione palestinese, le quaglie ripiene con uva passa.
Tutti piatti rigorosamente fatti in casa dai soci ospitanti che,
nell'occasione, raccontano la loro origine e le motivazioni della
loro preparazione in determinate occasioni o periodi dell'anno,
rendendo in questo modo le serate attorno alla tavola occasioni
di scambio non limitate alla sfera gastronomica. E’ divertente vedere
la signora emiliana di ottant’anni che ricorda quando era piccola
e vedeva fare la pasta fatta in casa, o la nonna toscana che si
ricorda di quando si alzava alle 5 di mattina pur di preparare bene
il sugo a mezzogiorno.
Cronache di un tempo oramai passato, che rivivono grazie al calore
del cibo e dell’atmosfera che si crea. Per il momento le attività
si sono svolte solo a Firenze ma l'obiettivo dichiarato è creare
una rete di contatti, diffusi sul territorio, in grado di offrire
un‚esperienza diversa dal solito a chi volesse scoprire qualcosa
di più della cucina tradizionale, italiana ma non solo.
L’ideale sarebbe quello di creare un network tra le città, affinché
un socio che visiti Roma, per fare un esempio abbia modo, se è organizzata
una cena nello stesso periodo di sua permanenza, di assaggiare le
specialità locali. Tra le attività "di contorno", una
sezione chiamata "Assaggi di viaggi" nella quale è possibile
lasciare la testimonianza di esperienze di viaggio legate in qualche
modo alla sfera dell'alimentazione. |