Diventa moda invitare
gli amici a casa per riscoprire vecchie ricette
Il prodotto tipico
adesso si cucina a casa, cercando vecchie ricette e ingredienti
perduti (contribuendo a ricostruire la filiera di produzione), e
si assaggia con un gruppo di amici, tutti attrezzati con palati
fini e con animo desideroso di raggiungere la sapienza culinaria
trasformandosi per una sera in irripetibili chef.
Ecco qua l'ultima moda della
ricerca del buon gusto e delle specialità spesso dimenticate da
anni (se non da secoli) dalle tavole degli italiani. L'idea è venuta
ad un gruppo di buongustai fiorentini, che hanno fondato "Staseranonesco",
associazione no profit legata a SlowFood, che in pochi mesi si è
allargata al resto d'Italia registrando nuovi soci e nuove sezioni.
Si organizzano cene, in appartamenti privati dei soci, si cucinano
piatti quasi scomparsi, si discute di arte del cibo e del modo migliore
di salvare produzioni e allevamenti che l'industrializzazione selvaggia
e il fast food cancellerebbero per sempre. Così ci sono state serate
(e altre sono in calendario) dedicate al cibreo (un piatto a base
di scarti di pollo), alla seadas (una sfogliata sarda) al pepe nero
e limone, al cotechino in galera di Bologna, agli zerri alla livornese
(pesce azzurro fritto e immerso in sugo di aceto, aglio e peperoncino)
o alle quaglie ripiene con uva passa.
"Un modo per salvare ricette spesso antichissime e dalla bontà
unica, ma non solo - spiega Luigi Pittalis, consulente aziendale,
presidente del sodalizio - perché dietro alla cucina c'è anche una
ricerca dei prodotti e, possibilmente, la ricostruzione dell'intera
filiera di produzione. Ci sono piatti, per esempio, che obbligano
all'uso di una determinata varietà di ortaggi quasi scomparsa. Altri
che pretendono di essere cucinati insieme a tuberi di qualità, olii
sopraffini, carni allevate in determinate condizioni. E allora noi
di Staseranonesco, insieme a SlowFood, cerchiamo di ricostruire
la filiera, spesso abbandonata. Accorgendoci che anche prelibatezze
conosciute dai nostri nonni, o addirittura dai nostri avi, hanno
una grande attualità".
Qualche esempio? Tempo fa Gonaria, una delle socie, ha usato un
mirto speciale arrivato dalla Sardegna per aromatizzare un piatto
a base di quaglie. E Carmelo, un altro cuoco del gruppo, ha usato
per i carciofi un finocchietto selvatico trovato sul Monte Morello,
non lontano da Firenze. Per non parlare poi degli ingredienti del
cibreo, le rigaglie e i bargigli del pollo, ormai quasi introvabili.
"Insomma, nella nostra attività c'è anche una riscoperta degli
ingredienti "segreti" - sottolinea Pittalis - che danno
lustro allo stare a tavola, non quella dei ristoranti, ma quella
di casa dove si può trovare un'atmosfera del tutto particolare". |