Una follia? No, la
proposta di un'associazione figlia di Slow Food. Sulla scia di una
tendenza che moltiplicato i corsi di cucina e trasformato i ricettari
in bestseller.
E per chi proprio non sa stare ai fornelli...
...E proprio su
ispirazione di un socio di Slow Food, Luigi Pittalis, consulente
aziendale, fiorentino di solide radici sarde, ha preso il volo una
curiosa associazione: Staseranonesco.
"Ho dato voce",
spiega Pittalis, "a questa nuova sentitissima esigenza di restare
a mangiare in casa, scambiandosi ricette e memorie gastronomiche,
con la complicità dei Penati domestici. AL ristorante, in fondo,
siamo considerati semplici coperti: in casa, io che sono sardo posso
farti gustare la cucina della mia infanzia; tu, con la nonna
trentina, mi farai sentire i profumi della tua terra, l'altra amica
rialzerà il coperchio su piatti ormai perduti, come il cibreo fiorentino
con le rigaglie di pollo o il collo ripieno al mirto". Il tutto
con la consapevolezza che la tradizione locale è spesso affidata
a quaderni scritti a mano e che le ricette che vi si custodiscono
si trovano difficilmente nel menù di un ristorante.
Di qui la nascita dell'associazione
fiorentina, ma che presto sarà anche a Milano e Roma: a turno ci
si impegna ad aprire la casa a un massimo di dieci soci, dimensione
limite per gestire la tavola e la conversazione. C'è poi un calendario,
per iscriversi o proporsi, e un regolamento ferreo, che stabilisce
limiti di spesa, divieto assoluto di usare preparazioni pronte,
obbligo di comunicare ai commensali gli ingredienti, divieto di
versare o chiedere somme a qualunque titolo. |