mamme e nonne ai fornelli per riscoprire la tradizione
Stasera non esco perché siamo a cena a casa di  Gonaria,
che ci rifà le quaglie al mirto dell'ultima volta che solo in Sardegna le trovi ancora così,
o Laura che pure lei con quelle crescentine emiliane,
però un attimo anche a casa di Nara chi se li scorda più i piccioni con i cardi di Nara,
e i bucatini 'cca muddica di Carmelo, vogliamo parlarne o no.
Parlare se ne parla già in città. Di questa cosa strana che sta avvenendo a Firenze: la gente che va a cena a casa della gente. Non la cena tra amici: ma io che metto a tavola sei, otto, dieci sconosciuti e gli faccio un menù che non troveranno mai in nessun ristorante. Perché sono le ricette di casa, quelle tramandate dalle nonne, sono i piatti della cucina del paese d'origine (Jamal, che è di Ramallah, ha preparato una cena palestinese), sono quelle specialità che le puoi fare solo se hai voglia di andare fino a Monte Morello a raccogliere il finocchietto selvatico. Il bello è che a cucinare sono proprio loro, mamme e nonne, zie, anche uomini per carità, ma soprattutto signore di una certa età, nella loro cucina, con le loro pentole, nella loro casa. C'entra Slow Food, in questa cosa, e c'entra la malinconia di Gonaria, la mamma di Luigi Pittalis: "La vedevo intristirsi, senza più occasioni per dimostrare a qualcuno quanto fosse buona la sua cucina. Lei cha ha passato la vita ai fornelli, a mettere a tavola la nostra grande famiglia, figli nipoti amici. E ora, con gli anni, noi sempre più grandi e lei sempre più sola, senza più una platea a cui far assaggiare i suoi piatti. Allora ho detto: glielo trovo io il pubblico". In realtà il figlio Luigi, membro di Slow Food Firenze, responsabile dei presidi alimentari, ha trovato di più: non solo l'idea, ma il meccanismo che permette di non disperdere questo patrimonio di cultura gastronomica familiare e di farlo condividere. Ha creato un'associazione culturale non a fini di lucro, "Staseranonesco", e ha già raccolto l'adesione di circa settanta soci a Firenze: chi è interessato a cucinare, o ad andare ospite, si associa (5 euro se cucina, 35 se va ospite, più 30 euro a testa per ogni cena pagati all'associazione e utilizzati per fare la spesa; chi cucina può andare gratis a una cena altrui) e attraverso il sito si propongono menù, organizzano gli incontri tra i soci, si scambiano culture gastronomiche diverse. A selezionare c'è un comitato formato da tre membri di Slow Food (www.staseranonesco.it, info 348-2259101).


Claudia Riconda - la Repubblica - 12 ottobre 2003


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