Il valore di una cena in casa
C'è oggi, in Italia, un fenomeno sempre più diffuso tra gli amanti del gusto: quello di ritrovarsi, tra amici, per riscoprire insieme i piatti di una volta.
Di più: l'ultima tendenza è quella di incontrarsi alle tavole casalinghe, vicino ai fornelli.
Solo qui, infatti, sembra sopravvivere la vera cucina tradizionale, quella che racchiude, nella lunga e meticolosa preparazione di un piatto, non solo gli ingredienti migliori, ma anche tutta la gioia dell'offrire, il piacere di condividere e, non ultimo, lo spirito più autentico di un territorio.
Dopo avere esplorato i locali, quindi, alla ricerca delle ricette tipiche, si riscopre, oggi, il calore delle case: e si cerca di ricreare quello che la società contemporanea rischia di far dimenticare. Ecco, allora, la nuova tipologia degli incontri tra buongustai: riunioni intime, che ricordano le cene di famiglia di una volta, quando la tavola era il centro della vita domestica, luogo deputato a celebrare avvenimenti, ricorrenze, ospiti speciali.
È, questa, l'ultima tappa di un percorso di riscoperta della nostra tradizione che, negli ultimi anni, ha gradualmente elevato la gastronomia a vera e propria "disciplina culturale" in grado, al pari di storia e letteratura, di esprimere la civiltà di un Paese. Un modo conviviale e gioioso (questa è la magnifica virtù del fare cultura attraverso il cibo) per riscoprire le nostre radici. I punti di riferimento Ripercorrendo questo cammino di valorizzazione, si incontra per prima l'Accademia Italiana della Cucina, autorevole custode della nostra cultura gastronomica: da 51 anni questa istituzione promuove la cucina del nostro Paese, con un'attività strutturata ed estesa in tutto il mondo.
L'Accademia organizza pe-riodicamente incontri conviviali, i "simposi", in ristoranti accurata- mente scelti e con menu concordati. Sono incontri di approfondimento della cucina del territorio e, nello stesso tempo, un'occasione per cogliere tutta la portata culturale di un "convivio".
Ogni anno, poi, c'è la "cena ecumenica": tutti gli accademici, nel mondo, siedono a tavola alla stessa ora, per celebrare il tema dell'anno. Nel 1989 nasce Slow Food, come risposta concreta al dilagare della standardizzazione del gusto e alla moda del fast food. In pochi anni anche questo movimento raggiunge dimensioni internazionali e abbraccia nuovi progetti specifici per salvare dall'estinzione prodotti e lavorazioni tipiche. Anche SlowFood promuove incontri conviviali: le sedi locali organizzano periodica-mente cene a tema, degustazioni di cibi e vini, gite gastronomiche.
Con lo sviluppo di Internet sono apparsi, infine, diversi siti tematici, che hanno aggregato comunità di intenditori: è il caso, per esempio, del sito della Cucina Italiana, che ha esteso oltre la rivista, già punto di riferimento per gli amanti della tradizione, l'autorità della testata: in rete dal 1996, riunisce quasi 240.000 iscritti; tra questi, sono migliaia gli utenti che, nei forum, scambiano quotidianamente consigli, ricette, esperienze, e che si incontrano in "meeting" che hanno il sapore (e i sapori] della festa. La ricerca del gusto Inevitabilmente, a un'educazione sempre più consapevole, corrisponde una ricerca sempre più esigente di qualità: la ristorazione non sfugge all'esame dei buongustai, che pretendono senza concedere scuse. E non sfugge neppure all'occhio critico di riviste e associazioni, che censiscono, in guide sempre più dettagliate, i vari locali della ristorazione pubblica: chi visita un luogo vuole assaggiarne le ricette tipiche, e le cerca dove sa di poterle trovare. Tuttavia, la ristorazione pubblica vive oggi un momento difficile: l'aumento esasperato dei costi rischia di allontanare dalla nostra gastronomia, spingendo verso le cucine esotiche, più a buon mercato. Inoltre, il sistema economico tende oggi a escludere le piccole osterie dove si poteva davvero ritrovare la cucina tipica delle famiglie, quella dove meglio si esprime la tradizione del territorio. I grandi della ristorazione, da parte loro, rinunciano spesso alle preparazioni di una volta, perché troppo laboriose, poco pratiche, difficilmente gestibili.
E, per finire, i ristoranti a volte rischiano di accogliere chi entra non come un ospite, ma come un cliente. Sembra, dunque, che, per esaurire il desiderio di conoscenza e di cultura dei viaggiatori del gusto, occorra qualcosa di nuovo. Non è casuale, allora, che molti ritrovi comincino a essere organizzati in locali privati: sono numerosi, si diceva, i raduni realizzati dagli utenti di Cucina Italiana On Eine al di fuori dei ristoranti; incontri nei quali vengono proposti piatti rari, che provengono da ricettari di famiglia. Una nuova proposta La nuova frontiera della cultura gastronomica, allora, volge lo sguardo all'indietro, verso le ricette di una volta. E, contemporaneamente, si orienta verso i fornelli domestici: perché è lì che si ritrovano la capacità di preparare queste ricette e lo spirito giusto per gustarle.
Interpretando questa esigenza, è nata, recentemente, una nuova associazione dal nome, "Staseranonesco", che suona come una dichiarazione programmatica: il suo fondatore, Luigi Pittalis, fiorentino d'adozione, sardo di nascita, l'ha creata con due scopi fondamentali: recuperare la gioia di cucinare per gli altri, insieme al piacere di essere invitati come ospiti da uno chef, e riscoprire i piatti della memoria, quelli consegnati ai quaderni di ricette delle nonne e delle mamme. Il suo intento pratico è quello di coordinare le riunioni tra gli associati, organizzando gli incontri nelle case degli iscritti.
Il risultato? È un nutrito gruppo di soci (quasi 150 quelli attivi, a poco più di un anno dalla fondazione), che si trovano a turno nelle loro case, per gustare piatti dimenticati, ritrovando radici comuni, riscoprendo attraverso i sapori, atmosfere, suggestioni, culture. Un meccanismo efficiente Come funziona, dunque, questa associazione? Chi è interessato a partecipare, deve compilare la scheda di adesione, specificando se vuole iscriversi come ospite o ospitante, e pagare la quota associativa (rispettivamente 35 o 5 euro).
La quota, che vale un anno, da diritto a partecipare a un evento come ospite. Per le cene successive è previsto un ulteriore contributo, che è versato all'associazione, e mai ai soci direttamente. I soci ospitanti ricevono un rimborso per le spese sostenute nell'acquisto degli ingredienti, ma "in nessun caso questo tipo di scambio è da considerarsi come compravendita tra le parti". Così recita l'art. 1 del Regolamento, collocando così gli incontri di "Staseranonesco" al di fuori di un classico "contratto di somministrazione di cibo": non è d'obbligo, quindi, per gli chef, la tessera sanitaria, e le loro cucine non sono soggette alle ispezioni delle Asl. Un controllo, e severo, tuttavia c'è, ed è esercitato con due strumenti sempre attivi: il primo è la valutazione degli aspiranti soci-chef da parte dei responsabili dell'associazione, il secondo è il Regolamento.
Le credenziali dei nuovi candidati, infatti, sono attentamente valutate dall'associazione, che le verifica sul campo, cioè alle loro tavole, accertandosi, così, che gli aspiranti chef possano assicurare la disponibilità di spazi adeguati, la funzionalità della cucina, il rispetto delle norme igieniche. Anche chi vuole partecipare solo come ospite, poi, è tenuto a rispettare un codice di comportamento dettagliatamente descritto nel Regolamento.
Il calendario degli incontri, infatti, è pubblicato sul sito dell'associazione (l'indirizzo si trova su www.viag-giesapori.it), con due mesi di anticipo, come in una bacheca virtuale, punto di riferimento per tutti i soci. Una soluzione alternativa? L'esperienza proposta da "Staseranonesco" vuole essere dichiaratamente complementare alla ristorazione: non c'è antagonismo, né spunto polemico, ma solo l'intenzione di recuperare tesori che non possono essere valorizzati se non ai fornelli domestici. È una risposta all'esigenza di condivisione che è antica per chi, da sempre, dedica intere giornate e intere vite a cucinare per i propri cari (le nonne) e sempre più diffusa per chi si accorge del valore che un invito a cena di questo genere può avere oggi. Un ritorno alla gastronomia domestica riscoperto, oggi, anche dagli stranieri che apprezzano questa nuova opportunità: quella di visitare l'Italia, andando a cena in casa di un italiano, invitato come ospite e accolto con piatti fuori dalla norma, di quelli che si preparano per celebrare le occasioni speciali. 

Laura Forti - Viaggi e Sapori - aprile 2004

                                                                                                                                                      Indietro