Il baccalà: premesse.
In Veneto definiamo “baccalà” sia il merluzzo
conservato sotto sale (il baccalà vero e proprio) che
lo stoccafisso, cioè il merluzzo essiccato. In realtà
usiamo solo quest’ultimo. I Veneziani furono i primi italiani
ad importare merluzzo dai paesi scandinavi, quando questi non
erano ancora abbastanza ricchi da potersi permettere l’importazione
del sale al fine di conservare il pesce. Pertanto a quel tempo
esisteva solo lo stoccafisso. I veneti vi si affezionarono e
non lo abbandonarono più, neanche quando cominciarono
ad arrivare, nel Settecento, i merluzzi salati.
Lo stoccafisso, una volta acquistato e portato a casa, va “rotto”
con violenti colpi di martello di legno, poi messo in ammollo
per almeno 48 ore. Attualmente i pescivendoli, su richiesta,
pre-trattano lo stoccafisso, che si può così comprare
pronto per l’utilizzo, eventualmente anche già
tagliato a pezzi (in numero pari a quello delle ricette in programma).
Per quanto riguarda il quantitativo: se il pranzo o la cena
prevedono anche altre portate, con un pesce secco di medie dimensioni
(circa un chilogrammo) si può preparare il tris di baccalà
per sei persone. Nei ricettari si trovano indicati quantitativi
maggiori, ma dobbiamo tenere presente che si tratta di piatti
molto sostanziosi e che si consumano accompagnati da considerevoli
quantità di polenta.
Per la preparazione dei tre piatti, conviene utilizzare: la
coda per il baccalà “cònso” (ha meno
scarto, è più facile da pulire), la parte centrale
per il mantecato, quella vicina alla testa per la ricetta in
umido (contiene il “budello”, che insaporisce la
pietanza e a molti è gradito).
Baccalà “cònso”
Lessare per 20 minuti in acqua salata lo stoccafisso bagnato,
poi pulirlo, frantumarlo piuttosto grossolanamente e condirlo
con olio extravergine di oliva e prezzemolo tritato. Questo
piatto non va preparato in anticipo, in quanto tende ad indurirsi
con il passare del tempo.
Baccalà mantecato
Va lessato e pulito come il precedente. Poi si può procedere
in due modi, a mano oppure con il mixer.
A mano, il pesce va frantumato con una forchetta e poi lavorato
con un cucchiaio di legno aggiungendo olio extravergine di oliva
a filo, fino a che il tutto si trasformerà in una massa
biancastra e cremosa. Aggiungere uno spicchio di aglio pestato
nel mortaio (eventualmente con del prezzemolo), amalgamare bene
e se possibile far riposare in frigorifero per un giorno. Scegliendo
di utilizzare il mixer, lo stoccafisso va lavorato con le spatole
di plastica a velocità moderata; il procedimento rimane
invariato.
Servirlo con fette di polenta bianca abbrustolita.
Baccalà “in tòcio”
In una casseruola piuttosto grande (quella del pollo arrosto,
per intenderci) si fa soffriggere (senza che scurisca) una cipolla
affettata sottilmente con mezzo bicchiere di olio extravergine
di oliva, poi vi si pone lo stoccafisso tagliato a pezzi (comprensivo
di pelle, lische, budella) e lo si rigira bene nel soffritto;
si aggiungono sale, pepe, cannella in polvere e due cucchiai
di passata di pomodoro, si copre il tutto con acqua e si fa
cuocere, a pentola coperta, per circa un’ora e mezza.
Passato questo tempo, si aggiungono una noce di burro e un trito
di prezzemolo. Si rimette sul fuoco per un’altra mezz’ora,
infine si uniscono due bicchieri di latte e si prosegue la cottura
fino a che l’intingolo si sarà ristretto.
Anche questo piatto ci guadagna se preparato con uno o anche
due giorni di anticipo.
Si serve con polenta, sia appena spaiolata che affettata e abbrustolita.