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Menu del giorno a prezzo fisso, servizio in camera
e cucina ipocalorica.
L’insegna del posto di cui vi voglio
raccontare,se ne avesse una, potrebbe essere questa senza tema di
smentita.
Peccato che abbia solo pochi posti disponibili su prenotazione.
Molto più spesso apre per voi in maniera del tutto accidentale
“Risotto o…?”
La domanda lascerebbe supporre che esiste un’alternativa, ma il
modo in cui viene posta lascia intendere che dopo i puntini di sospensione
non c’è altro.
Anche il mio giudizio resta sospeso sino a quando verifico che l’aspetto
ingannevole del risotto (mi scappa un ingenuo “Non avevo detto minestra!”)
nasconde davvero, sotto la liquida superficie, un ammasso di chicchi
di riso.
La prima cucchiaiata potrebbe bastare, ma forse a causa degli orari
un po’ particolari in cui vengono serviti i pasti, tempi cui il
mio appetito sembra essersi già adeguato, decido di non andar troppo
per il sottile e continuare nell’esperienza che mi viene proposta.
Il secondo sembra comunque un po’ più sostanzioso: tra il roast-beef
e il tacchino scelgo l’ultimo. Ha un aspetto più attraente. Per
contorno le classiche patate arrosto, anziché l’inquietante puré.
Purtroppo la consistenza delle due pietanze non differisce troppo,
ma sentire qualcosa sotto i denti mi conforta non poco.
Del resto come potrei lamentarmi? La scivolata che mi ha portato
nel reparto ortopedia di questo ospedale poteva costarmi ben più
cara della frattura al setto nasale che comunque, lo confermano
gli odori che riesco a sentire, non ha compromesso il mio olfatto!
Quando poi dal sesto sono passato a primo piano, dove presto si
prenderanno cura delle mie ossa facciali, il livello della cucina
è stranamente cresciuto in direzione opposta all’altezza del piano!
L’ottimo minestrone di verdure, che non sospetto provenire da distese
meno che congelate, introduce degnamente un bel pezzo di lesso praticamente
assediato da una salsa verde che davvero non sfigurerebbe in molte
delle nostre trattorie tipiche.
Sui fagiolini, in effetti, il ricordo del piano da cui discendo
non tarda a tornarmi alla mente, ma a questo punto l’appetito è
già salvo.
Domani mi aspetta una dieta molto più semplice, dato che all’anestesia
i residui solidi non si accostano proprio benissimo, ma chissà che
un giorno non si riesca a fornire una quotazione, oltre che dei
dottori che se ne prendono cura, anche delle mense che nutrono i
degenti. Una futura “Guida gastronomica agli Ospedali di Italia?”
Con l’augurio di non averne mai bisogno…
salute a tutti!
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