Firenze, 14 novembre 2003
Entri
in una casa di sconosciuti, che hanno, come te, la passione della
cucina e dello star bene a tavola. Ti siedi intorno al tavolo del
salotto buono, un tavolo tondo, quello adatto per i pranzi di natale.
Intorno a te altre persone che sono li solo per gustare la carabaccia,
o il pollo in fricassea, o il cibreo, o un piatto palestinese cucinato
da un palestinese.
Persone che non conosci. Per un orso come te, un'impresa. Diciamo
un evento.
Poi l'atmosfera, piano piano, diventa calda, ti sembra di essere
nella casa dove viveva tua nonna, che in pratica non hai mai avuto.
Ti trovi accanto ad una signora di 82 anni che avresti voluto avere
non solo come nonna, ma forse anche come mamma.
La cuoca è l'altra nonna, l'altra mamma, quella che ti racconta
del tempo di guerra quando suo padre le disse che dovevano sfollare
da Firenze, che ti racconta di come riusciva a far l'amore con il
suo "giovanotto" nonostante fino a 24 anni fosse sotto
il rigido controllo della zia.
E te, ancora una volta, capisci che le cose importanti non sono
affatto quelle che un continuo bombardamento mediatico ti fa ritenere
tali. Vorresti qualcuno che ti prendesse sotto braccio e, come in
tempo di guerra, ti portasse in un posto dove, forse, non si sente
nemmeno il rumore di queste bombe.
Nessuno è mai riuscito a portarti via. Pochi ci hanno provato, nessuno
ci è riuscito, per ora.
Te continui a sperare, ma sai benissimo che se parti adesso, arriverai
prima e nella tua strada, troverai qualcuno che dividerà con te
quel che resta del cammino da fare.
La serata sta per finire, gli ottimi vini ci hanno accompagnato
in questo magico mondo dei
sapori che non vogliamo perdere.
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